20
Yasmira tornò a casa quando il sole era già scomparso dietro le colline.
Bròccolo viaggiava sulla sua spalla.
Di solito, durante il tragitto, il ramarro trovava almeno tre occasioni per tentare di catturare qualcosa, cadere da qualche parte o infilarsi dove nessuno l’aveva invitato.
Quella sera era rimasto fermo.
Yasmira se n’era accorta.
Aveva deciso di ignorarlo.
La porta di casa si aprì prima che lei arrivasse.
Yasmira si fermò sul vialetto.
«Una volta potresti aspettare che tocchi la maniglia.»
La porta rimase spalancata.
«Era una critica.»
Niente.
Entrò.
La porta si richiuse alle sue spalle.
«Permalosa.»
Bròccolo le sfiorò il collo con la coda.
«Tu stanne fuori.»
La cucina conservava ancora l’odore delle erbe essiccate quella mattina.
Sul tavolo c’era una tazza con un dito di tè.
Freddo.
Accanto, un cruciverba.
Yasmira lo aveva lasciato a metà.
Sette orizzontale.
Persona incline a diffidare di tutti. Otto lettere.
Lo fissò.
Prese la matita.
Scrisse:
PRUDENTE.
Otto.
Posò la matita.
Bròccolo allungò il collo verso il foglio.
«È giusto.»
Il ramarro continuò a guardare.
«È giusto.»
Bròccolo batté una zampa sul tavolo.
Yasmira lo fissò.
«Vivi mangiando insetti. Manteniamo una certa gerarchia intellettuale.»
Il ramarro saltò sulla sedia.
Yasmira avrebbe normalmente insistito.
Quella sera lasciò perdere.
Guardò la tazza.
Poi la finestra.
Fuori, il bosco sembrava tranquillo.
Sembrava.
La pietra nera si era crepata.
Gli alberi stavano passando qualcosa da radice a radice.
Il Segno Vuoto era comparso nel cielo.
E molto più lontano, sotto una quantità di terra che avrebbe dovuto rendere impossibile qualsiasi suono, qualcosa aveva colpito una porta.
Yasmira si accorse che stava ancora stringendo la matita.
La lasciò.
Era spezzata.
Le due metà caddero sul tavolo.
Bròccolo smise di muoversi.
Yasmira guardò le proprie dita.
«Devo controllare una cosa.»
Quella frase era per lei.
Bròccolo scese dalla sedia.
La seguì.
⸻
Superarono la stanza delle erbe.
Quella delle pozioni.
Quella delle pozioni riuscite male.
Quella delle pozioni riuscite talmente male che Yasmira aveva preferito mettere una porta e dimenticare il problema.
Tre corridoi.
Una scala.
Poi un’altra.
Il terzo corridoio attraversava uno spazio che, secondo qualsiasi ragionevole considerazione architettonica, avrebbe dovuto trovarsi fuori dalla casa.
Yasmira non aveva mai ritenuto la geometria una disciplina particolarmente autorevole.
Arrivò davanti a una porta stretta.
Posò la mano sul legno.
«Apri.»
Silenzio.
«Sono io.»
Una voce arrivò dall’altra parte.
«Parola.»
Yasmira chiuse gli occhi.
«Stasera evita.»
«Parola.»
«Ho costruito questa porta.»
«Parola.»
«Posso trasformarti in segatura.»
«Parola.»
Bròccolo la guardava dal pavimento.
Yasmira abbassò la voce.
«Zucchina.»
La serratura scattò.
Bròccolo inclinò la testa.
«Era una fase.»
La porta si aprì.
Dietro c’era una scala.
Scendeva.
⸻
La biblioteca di Yasmira aveva un difetto.
Era stata costruita da Yasmira.
Questo significava che nessuno, compresa Yasmira, conosceva più esattamente le sue dimensioni.
La prima sala avrebbe potuto contenere una chiesa.
La seconda era più grande.
La terza possedeva un soffitto talmente alto che le lampade appese lassù sembravano stelle con problemi di autostima.
Poi cominciavano i livelli inferiori.
Ballatoi.
Passerelle.
Scaffali alti decine di metri.
Scale montate su binari che si spostavano quando qualcuno le chiamava.
Altre si spostavano soprattutto quando nessuno le chiamava.
Libri rilegati in pelle.
Carta.
Corteccia.
Foglie.
Tessuti che Yasmira preferiva evitare di identificare.
Alcuni volumi avevano catene.
Altri denti.
Uno, conservato in una teca, aveva entrambe le cose.
Bròccolo gli passò davanti.
Il libro spalancò la copertina.
Il ramarro si fermò.
La copertina si richiuse.
Bròccolo proseguì.
«Decisione saggia.»
Le voci della biblioteca accompagnavano i loro passi.
Pagine che si voltavano da sole.
Fruscii.
Sussurri.
Qualcuno rideva in uno scaffale molto lontano.
Yasmira non ricordava quale libro fosse.
Non aveva intenzione di scoprirlo quella sera.
Cercava un volume.
Uno soltanto.
Lo aveva aperto due volte.
La prima volta aveva ventitré anni.
La seconda ne aveva duecentosette.
Entrambe le volte aveva promesso che sarebbe stata l’ultima.
Evidentemente le promesse migliorano con l’età soprattutto nella capacità di essere ignorate.
Il Libro Bianco.
Nessun titolo.
Nessun autore.
Nessuna numerazione.
Pagine prive di una sola parola finché qualcuno poneva la domanda giusta.
O quella sbagliata.
Dipendeva dalle conseguenze.
Yasmira raggiunse il settore delle cronache anteriori.
Scorse i dorsi.
Niente.
Salì.
Controllò gli scaffali superiori.
Niente.
Scese.
Passò al settore delle lingue estinte.
Poi a quello delle lingue che sostenevano di essere estinte per evitare di essere parlate.
Ancora niente.
Dopo quasi un’ora si fermò.
Bròccolo si era sistemato dentro una vecchia ciotola per le schede bibliografiche.
«Lo so che sei qui.»
La biblioteca continuò a respirare.
«Puoi farlo nel modo semplice.»
Un libro cadde da uno scaffale.
Atterrò ai suoi piedi.
Yasmira lo raccolse.
Trattato fiscale sulle rape occidentali. Volume III.
Lo guardò.
«Capisco.»
Da qualche parte arrivò un fruscio.
Yasmira sollevò lentamente il viso.
«Sei ancora infantile.»
Un altro libro cadde.
Volume IV.
Yasmira serrò le labbra.
Bròccolo mise fuori la testa dalla ciotola.
«Tu evita di divertirti.»
Poi vide lo scaffale.
Agronomia amministrativa.
Tassazione dei tuberi.
Contenziosi sulla proprietà delle cipolle.
Era il posto più terrificante dell’intera biblioteca.
Nessuno ci sarebbe entrato volontariamente.
Yasmira sorrise.
«Trovato.»
Camminò fino all’ultimo scaffale.
Infilò la mano fra Contabilità delle barbabietole settentrionali e un grosso tomo dedicato alle malattie dei centauri da soma.
Le dita incontrarono qualcosa di liscio.
Tirò.
Un libro bianco uscì lentamente dallo scaffale.
Nessuna scritta.
Nessun fregio.
Nessuna serratura.
Bianco dalla prima all’ultima parte.
Yasmira lo tenne davanti al viso.
«Mi hai fatto perdere un’ora.»
Sulla copertina comparvero lentamente alcune lettere nere.
NE HAI PARECCHIE.
Yasmira rimase immobile.
«Sempre simpatico.»
Un’altra frase.
TU INVECE SEI INVECCHIATA.
«Tu sei ancora un libro.»
IO ALMENO SONO STATO LETTO.
Yasmira aprì la bocca.
La richiuse.
«Vieni.»
Il Libro rimase nelle sue mani.
Bròccolo uscì dalla ciotola e saltò sullo scaffale.
Gli occhi del ramarro incontrarono la copertina.
Comparve una frase.
QUELLA COSA È ANCORA VIVA?
Bròccolo morse un angolo del Libro.
La copertina sbatté.
TOGLILO.
Yasmira, per la prima volta da quando era tornata, sorrise davvero.
Durò poco.
«Andiamo.»
⸻
La stanza più profonda della biblioteca non custodiva libri.
Custodiva domande.
Un tavolo di pietra occupava il centro.
Sopra, una lampada.
Nient’altro.
Yasmira posò il Libro Bianco.
Bròccolo fece per salire.
Lei gli mise una mano davanti.
«Stavolta resta.»
Il ramarro la guardò.
«Per favore.»
Bròccolo si fermò.
Quella parola lo convinse più dell’ordine.
Si sistemò vicino alla porta.
Yasmira si sedette.
Il Libro si aprì.
Prima pagina.
Bianca.
«Ho bisogno di sapere una cosa.»
L’inchiostro comparve immediatamente.
NO.
Yasmira inspirò.
«Ancora non ho chiesto.»
TI CONOSCO.
«Allora sai perché sono qui.»
Niente.
Yasmira aspettò.
«La pietra si è crepata.»
La pagina rimase vuota.
Per qualche secondo.
Poi:
QUANTO?
Il tono era cambiato.
Yasmira se ne accorse.
«Una linea. Dall’alto fino quasi al centro.»
Le lettere sparirono.
«Gli alberi hanno cominciato a trasmettere.»
Il Libro non rispose.
«Tutti quelli che possono raggiungersi.»
Ancora silenzio.
Yasmira appoggiò le mani sul tavolo.
«Ho visto il Segno Vuoto.»
Una pagina si sollevò da sola.
Poi un’altra.
Come attraversate da un vento che nella stanza non esisteva.
Yasmira continuò.
«E il portone…»
Si fermò.
Quella parola le costò più delle altre.
«…sta cedendo.»
Il Libro si chiuse.
Secco.
La lampada tremò.
Yasmira rimase seduta.
Bròccolo sollevò la testa.
«Apriti.»
Niente.
«Apriti.»
La copertina restò serrata.
Yasmira allungò una mano.
Soltanto allora vide le proprie dita.
Le aveva premute tanto contro il bordo del tavolo che sulle falangi erano rimasti quattro segni bianchi.
Le aprì.
Le osservò.
Bròccolo fece un passo verso di lei.
Yasmira gli rivolse appena gli occhi.
«Resta lì.»
Questa volta la voce era bassa.
Il ramarro obbedì.
Yasmira tornò al Libro.
«Devo sapere cosa c’è dietro quella porta.»
Sulla copertina apparvero parole molto lentamente.
LO SAI GIÀ.
«Conosco le storie.»
ALLORA ACCONTENTATI.
«Le storie sono state riscritte.»
Nessuna risposta.
«I nomi sono cambiati. Le date sono state cancellate. Alcune cronache dicono che gli Araldi furono creati durante la guerra. Altre sostengono che esistessero già. Una parla di otto. Tre di nove.»
Il Libro rimase chiuso.
«Voglio la verità.»
LA VERITÀ È SOPRAVVALUTATA.
«Detto da te è ridicolo.»
DETTO DA ME È ESPERIENZA.
Yasmira lo fissò.
Poi infilò una mano nella veste.
Estrasse un piccolo coltello.
Per la prima volta il Libro reagì prima che lei facesse qualcosa.
NO.
Yasmira appoggiò la lama sul palmo.
YASMIRA.
Lei si fermò.
Era la prima volta, quella sera, che il Libro usava il suo nome.
«Apriti.»
RIPONI IL COLTELLO.
«Apriti.»
ESISTONO DOMANDE CHE COSTANO PIÙ DELLA RISPOSTA.
Yasmira abbassò gli occhi sulla lama.
Per un istante pensò a sua madre.
Una voce vecchissima nella memoria.
Ci sono cose che diventano vere soltanto quando qualcuno decide di cercarle.
Da bambina quella frase le era sembrata una delle tante assurdità degli adulti.
Dopo tre secoli aveva smesso di ridere.
Yasmira strinse il coltello.
La lama attraversò il palmo.
Il sangue comparve subito.
Bròccolo corse verso il tavolo.
«Fermo.»
Si arrestò.
Una goccia cadde sulla prima pagina.
Il Libro ebbe un sussulto.
La seconda cadde accanto alla prima.
Poi una terza.
La pagina assorbì tutto.
Nessuna macchia rimase.
MA SEI COMPLETAMENTE IDIOTA?
Yasmira sollevò un sopracciglio.
«Eccoti.»
Le pagine cominciarono a sbattere.
ERO BIANCO.
«Lo sei ancora.»
DENTRO.
«Drammatico.»
HAI VERSATO SANGUE SU UN LIBRO CHE ESISTEVA PRIMA DELLA CASA IN CUI VIVI.
«La casa è stata ristrutturata.»
QUESTO DOVREBBE MIGLIORARE LA SITUAZIONE?
Yasmira stava per rispondere.
Il Libro tacque.
Di colpo.
Le pagine smisero di muoversi.
Il sangue era scomparso.
Qualcosa cambiò nella stanza.
La fiamma della lampada si abbassò.
Bròccolo arretrò.
Yasmira sentì una pressione attraversarle il palmo.
Come se qualcosa dall’altra parte della pagina avesse appena assaggiato il suo sangue.
Il Libro la riconobbe.
Non la Yasmira seduta al tavolo.
Qualcosa di più antico.
Il sangue della sua stirpe.
La magia accumulata in secoli di vita.
Le cose che aveva visto.
Quelle che aveva dimenticato.
Quelle che aveva scelto di dimenticare.
Le pagine diventarono nere.
Una dopo l’altra.
Nero.
Nero.
Nero.
Fino all’ultima.
Yasmira smise di respirare.
Poi la prima pagina tornò bianca.
Al centro comparve una parola.
CHIEDI.
Niente ironia.
Niente insulti.
Yasmira avvicinò la sedia.
«Voglio conoscere la storia degli Araldi.»
La pagina scrisse:
QUALE?
«Quella vera.»
Il Libro impiegò qualche secondo.
È QUELLA CHE PIACE MENO.
«Rischierò.»
La lampada si spense.
⸻
Quando la luce tornò, la biblioteca era scomparsa.
Yasmira era in piedi.
Il tavolo non esisteva più.
Bròccolo nemmeno.
Sotto i suoi piedi c’era terra bruciata.
Alzò gli occhi.
Il cielo era rosso.
Qualcosa attraversò le nuvole.
Enorme.
Una creatura alata precipitò dietro una montagna.
L’impatto fece tremare il terreno.
Yasmira indietreggiò.
Una voce arrivò da ogni parte.
Quella del Libro.
Strambasia.
Davanti a lei due eserciti si massacravano.
Migliaia di esseri.
Uomini.
Creature cornute.
Bestie corazzate.
Giganti.
Qualcosa che combatteva pur essendo già morto.
Frecce oscuravano il cielo.
Magie aprivano voragini.
Una torre esplose.
Yasmira sentì il calore raggiungerle il volto.
«Quando?»
La voce rispose:
Molto tempo fa.
«Quanto?»
Silenzio.
Poi:
Milioni di anni.
Yasmira guardò il cielo.
«Milioni?»
Forse.
«Forse?»
Una pausa.
Potrebbero essere due.
Yasmira si voltò nel nulla.
«Due milioni?»
Due.
«Due cosa?»
Il Libro parve riflettere.
Se lo sapessi, l’avrei scritto.
Yasmira chiuse gli occhi.
«Continua.»
E il mondo cambiò.
⸻
Guerra.
Poi un’altra.
E un’altra ancora.
Gli eserciti cambiavano.
Le bandiere cambiavano.
Le razze cambiavano.
La ragione quasi mai.
Terra.
Acqua.
Confini.
Dei.
Vendetta.
Una donna urlava sul corpo di un figlio.
Un bambino raccoglieva la spada del padre.
Un re osservava una città bruciare da una collina.
Un esercito gettava cadaveri dentro un fiume.
Il fiume diventava rosso.
Secoli attraversarono Yasmira come lampi.
Strambasia non possedeva un unico grande nemico.
La voce del Libro aveva perduto ogni leggerezza.
Ne possedeva migliaia.
Un’altra battaglia.
Ognuno aveva il proprio.
Un uomo affondò una lama nel petto di un altro.
E quasi tutti erano convinti di avere ragione.
Poi il cielo cambiò.
Nessun esercito lo vide.
Nessun mago alzò lo sguardo.
Nessuna profezia lo annunciò.
Fra le stelle comparve qualcosa.
Piccolo.
Talmente piccolo che Yasmira inizialmente credette fosse polvere davanti ai propri occhi.
Cadde.
Nessuna scia.
Nessun fuoco.
Attraversò le nuvole.
Scese verso Strambasia.
Atterrò in mezzo a un campo dove una battaglia era terminata poche ore prima.
Cadaveri.
Fango.
Armi spezzate.
Il Libro avvicinò la visione.
Yasmira vide una cosa nera dentro un’impronta piena di sangue.
Grande quanto un seme.
Si mosse.
«Cos’è?»
Non lo sappiamo.
Yasmira rimase sorpresa.
«Tu non lo sai?»
Posso raccontare ciò che il mondo ha conservato.
La cosa tremò.
Quello non apparteneva al mondo.
Silenzio.
Una goccia di sangue raggiunse il seme nero.
La superficie si aprì.
La bevve.
«Veniva dal cielo?»
Veniva da altrove.
«Dove?»
Altrove è già una risposta generosa.
Yasmira si avvicinò.
La cosa pulsava.
Una volta.
Poi ancora.
Gli eserciti tornarono.
Passarono sopra quel campo.
Combatterono.
Morirono.
Odiarono.
E qualcosa sotto di loro cominciò a nutrirsi.
Yasmira vide fili scuri attraversare la terra.
Raggiungevano i vivi.
Nessuno se ne accorgeva.
Un soldato gridava contro il nemico.
Il filo vibrava.
Una madre giurava vendetta.
Il filo cresceva.
Un re ordinava un massacro.
La cosa sotto terra pulsava più forte.
«Sangue.»
disse Yasmira.
No.
La visione rallentò.
Il sangue gli era indifferente.
Un uomo morì.
Nessuna reazione.
Un altro uomo vide morire suo fratello.
Il suo volto cambiò.
Rabbia.
Dolore.
Desiderio di vendetta.
La cosa sotto terra si contrasse.
Crebbe.
Yasmira comprese.
«Odio.»
Sì.
Il mondo accelerò.
Anni.
Decenni.
Secoli.
Quella cosa diventò grande quanto un animale.
Poi quanto una casa.
Poi scomparve nelle profondità.
Continuava a crescere.
Non mangiava carne.
Non beveva sangue.
Assorbiva ciò che rimaneva prima e dopo ogni battaglia.
Rancore.
Rabbia.
Umiliazione.
Vendetta.
Il desiderio di vedere soffrire qualcuno soltanto perché si era sofferto.
Strambasia lo nutriva senza conoscerne l’esistenza.
Una guerra alla volta.
Una generazione alla volta.
Finché qualcosa accadde.
La creatura smise semplicemente di assorbire.
Yasmira vide un’enorme massa scura nelle profondità della terra.
Immobilissima.
«Perché si è fermata?»
Il Libro tardò.
Stava pensando.
Yasmira sentì freddo.
Per la prima volta quell’essere aveva avuto un pensiero.
Poi un secondo.
Un terzo.
La massa si mosse.
La terra sopra di lei si aprì.
Una mano emerse.
Non aveva ancora una forma precisa.
Provò ad avere cinque dita.
Poi sette.
Poi tre.
La creatura stava imparando.
Yasmira osservò quella mano stringere il terreno.
«Quando gli diedero un nome?»
Il Libro rispose:
Molto dopo.
«Quale?»
Silenzio.
Quello che oggi pronunciate raramente.
Yasmira lo conosceva.
Le uscì quasi senza voce.
«Colui che verrà.»
Il cielo diventò nero.
⸻
Quando la visione riprese, erano trascorsi altri secoli.
Colui che verrà aveva imparato a camminare.
A osservare.
A scegliere.
Aveva imparato la lingua ascoltando gli uomini minacciarsi.
Aveva imparato i nomi guardando le persone gridarli prima di morire.
Aveva imparato il concetto di confine perché tutti continuavano a uccidersi per spostarlo.
E aveva imparato una cosa che nessuno gli aveva insegnato.
Essere solo.
Yasmira lo vide seduto sopra una montagna.
La sua forma cambiava continuamente.
Corna.
Braccia.
Ali che comparivano e sparivano.
Volti che duravano pochi istanti.
Non riusciva ancora a decidere cosa essere.
Sotto di lui una città bruciava.
«Perché non la distrugge?»
Non gli serviva.
«Allora cosa guardava?»
Il Libro mostrò il volto della creatura.
Occhi scuri.
Immobili.
Loro.
Persone si abbracciavano.
Una donna proteggeva un bambino.
Due uomini ridevano pur sapendo che sarebbero morti.
Un soldato lasciava fuggire un nemico ferito.
Colui che verrà li osservava.
Yasmira capì.
Conosceva perfettamente l’odio.
Conosceva la rabbia.
Il rancore.
La vendetta.
Erano stati il suo latte.
Il suo sangue.
La sua infanzia.
Ma davanti a quelle persone vedeva cose che non riusciva a sentire.
Amore.
Pietà.
Desiderio.
Vergogna.
Coraggio.
Gioia.
Curiosità.
Dolore condiviso.
Paura per qualcuno diverso da sé.
Gli esseri viventi possedevano interi mondi che a lui erano preclusi.
«Li invidiava.»
Il Libro rimase in silenzio.
Yasmira guardò quell’essere.
«Li invidiava.»
Questa volta arrivò la risposta.
Sì.
Colui che verrà si alzò.
E decise di correggere il problema.
⸻
Li scelse nel corso di molti anni.
Yasmira vide soltanto frammenti.
Una donna inginocchiata davanti a un esercito.
Un essere alato che piangeva sopra qualcosa che non riusciva a vedere.
Un guerriero coperto di sangue.
Una creatura bellissima che rideva mentre una città evacuava.
Un bambino.
Yasmira fece un passo avanti.
«Aspetta.»
La visione cambiò.
«Torna indietro.»
No.
«C’era un bambino.»
L’ho visto.
«Chi era?»
Non siamo ancora arrivati alla parte in cui fai troppe domande.
Per un istante Yasmira riconobbe il vecchio Libro.
Quasi le fece piacere.
Quasi.
Le immagini ripresero.
Colui che verrà li portò in un luogo senza luce.
Uno alla volta.
Li uccise.
Yasmira non distolse gli occhi.
Quando l’ultimo corpo cadde, la creatura aprì il proprio petto.
Nessuna ferita.
Il corpo si separò volontariamente.
Dentro non esistevano cuore, polmoni, ossa.
Soltanto una sostanza nera.
Densa.
Viva.
Si mosse verso i cadaveri.
Li avvolse.
Entrò nelle loro bocche.
Negli occhi.
Nelle ferite.
Sotto la pelle.
Poi Colui che verrà li trascinò dentro di sé.
Il corpo si richiuse.
Silenzio.
Yasmira aspettò.
Un battito.
Due.
Poi qualcosa cominciò a uscire dalla sua schiena.
Una mano.
Afferrò il terreno.
Poi un’altra.
Una figura strisciò fuori.
Respirò.
Ne seguì una seconda.
Una terza.
Alcune avevano ancora aspetto umano.
Altre avevano già dimenticato come si faceva.
Ali.
Corna.
Pelle trasparente.
Occhi disposti dove nessun occhio avrebbe avuto ragione di trovarsi.
Una figura bellissima uscì completamente nuda e rise appena toccò terra.
Un’altra si rannicchiò e pianse.
Una terza guardò Colui che verrà con un amore tanto assoluto da far paura.
Yasmira cominciò a contarli.
Uno.
Due.
Tre.
Le figure continuavano a emergere.
Quattro.
Cinque.
Sei.
Sette.
Otto.
Nove.
Yasmira smise di contare.
Qualcosa si mosse ancora dentro Colui che verrà.
Una mano apparve.
Poi un volto.
Un’ultima figura uscì lentamente.
Si mise in piedi.
La visione tremò.
Il suo volto rimase nascosto.
Yasmira corrugò la fronte.
Contò di nuovo.
«Aspetta.»
Il Libro non rispose.
«Fermati.»
Il tempo si arrestò.
Dieci figure circondavano Colui che verrà.
Yasmira le guardò.
Una per una.
«No.»
Silenzio.
«Sono nove.»
Nessuna risposta.
Yasmira indicò le figure.
«Gli Araldi sono nove.»
Finalmente, nel cielo sopra di lei, comparvero lettere enormi.
ADESSO.
Yasmira sentì qualcosa scendere lungo la schiena.
«Quanti erano?»
Le lettere svanirono.
La risposta arrivò senza ironia.
Senza esitazione.
DIECI.
Yasmira rimase immobile.
«Hai sbagliato.»
Il mondo intero diventò silenzioso.
Poi il Libro Bianco rispose:
SO CONTARE.
Riccardo Solieri



